Khaine

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Khaela Mensha Khaine (Khaine dalla Mano Insanguinata) è il dio della guerra e dell'assassinio; è principalmente venerato dagli Elfi Oscuri. E' la divinità elfica più terribile e mortale di tutte. Viene normalmente descritto come un torreggiante guerriero completamente ricoperto da una armatura di piastre irta di lame e punte acuminate. Nella destra regge un vibrante spadone inciso con rune e icone, nella mano sinistra un guanto artigliato lordo di sangue e generalmente riempito dal cuore ancora palpitante della sua ultima vittima.

Per quanto sia una entità sanguinaria oltre ogni dire è suo il merito se la prima grande guerra contro il Caos fu vinta e suo il merito di aver sconfitto in battaglia Slaneesh stesso.

Khaine ha il suo naturale altare nei campi di battaglia e si dice che le anime degli elfi morti in maniera atroce e sanguinaria vadano a costruire la sua sala del trono. E' anche il protettore degli assassinii, della crudeltà e del massacro. Alcuni studiosi elfici fanno notare come Khaine non sia poi molto dissimile da Khorne...

Culto Di Khaine

Il Culto di Khaine è a malapena tollerato come un male necessario a Ulthuan. Ogni Alto Elfo sarebbe ben felice di poter vivere la propria lunga esistenza in pace e tranquillità ma quando la guerra si rende necessaria è a Khaine che leva le proprie invocazioni.

Nel territorio di Ulthuan il santuario di Khaine si trova nella piana delle ossa, un campo di battaglia talmente ricoperto dei resti dei precedenti scontri da essere completamente bianco. In mezzo a questo terrificante pianoro si erge il suo altare dove riposa la Spada di Khaine, la leggendaria lama estratta da Aenarion il Difensore e riposta poco prima di morire. E' fatto noto che nonostante la piana delle ossa si trovi all'interno dei confini di Ulthuan, Malekith il Re Stregone ne reclami la sovranità e spedisca regolarmente contingenti di Elfi Oscuri a cercare di conquistarla.

Gli Alti Elfi lo venerano come dio della guerra e, sebbene rispettino il suo potere, sanno che la spada di Khaine taglia da entrambi i fili. Fu infatti la spada di Khaine, la personificazione dell'eccidio e della violenza a condurre alla pazzia Aenarion, il primo Re Fenice degli Alti Elfi.

Khaine è apertamente venerato dagli Elfi Oscuri non come dio della guerra ma come Signore dell'Assassinio. Ciò si adatta molto bene anche con la rigida società degli Elfi Oscuri che vede in ogni forma di debolezza un difetto fatale. Le festività dedicate a Khaine inevitabilmente coinvolgono sempre delle uccisioni come la Raccolta delle Anime e la Notte della Morte. Alimentati dalla loro stessa società, gli Elfi Oscuri hanno elevato l'assassinio a una forma d'arte: sono felici di uccidere sempre e comunque amico o nemico che mostra una qualsiasi debolezza.

Khaine è una divinità terrificante e gli elfi di ogni stirpe la temono, la odiano e la rispettano in ugual misura.

Presso Naggaroth il culto è la religione di stato e lì sorge il suo Grande Tempio. Le sacerdotesse di Khaine, note come Streghe o Spose di Khaine, ne celebrano i sanguinosi riti. Helleborn è l'Alta Sacerdotessa del culto di Khaine ma la sua autorità è sfidata da Morathi.

Oltre ciò, egli è anche la divinità patrona dei Carnefici e delle Guardie Nere.

Il simbolo sacro a Khaine è una mano coperta da un guanto d'arme insanguinato.

Presso gli elfi oscuri, una volta l'anno, viene celebrata la Notte delle Streghe Regine. Durante questa terribile nottata anche il più coraggioso guerriero spranga la porta di casa e veglia armato fino all'alba, perché le Streghe elfiche scorrazzano per la città in cerca del sangue che le manterrà eternamente giovani.

Tra gli Alti Elfi invece, i rituali e le preghiere al dio della guerra sono vietate se non appena prima di una battaglia.


I fedeli del dio di norma sono riconoscibili dai fregi bronzei su armi e armature e dalle chiazze di sangue fresco sul metallo, sulle vesti e sui capelli.


Precetti

Il culto di Khaine richiede un solo, semplicissimo precetto: spargere il maggior quantitativo di sangue possibile. Che sia un omicidio nella notte, un massacro sul campo di battaglia o altro, il dio dalla mano insanguinata non è mai sazio delle offerte dei suoi fedeli.

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